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waterfREGGIO CALABIA. Nei giorni scorsi l’Amministrazione Falcomatà “junior” si è espressa in modo definitivo sulla bocciatura del Regium Waterfront di Zaha Hadid e di tutte le opere ad esso annesse.

Questo è quanto emerge dall’ufficializzazione della rimodulazione dei fondi del Decreto Reggio, pertanto ben 52 milioni destinati alla grande opera verranno utilizzati per lavori che riguarderanno interventi (non opere) di “generica manutenzione e riqualificazione” di piazze, strade, muri, scalinate e rioni, che a loro volta necessiteranno costantemente di manutenzione ordinaria e straordinaria.

In poche parole si tratta di un elenco di “operazioni” che produrranno “spesa” e non “ricavi” e nulla hanno a che vedere con la ragion d’essere degli obiettivi della Legge 246/1889, più comunemente conosciuta come Decreto Reggio, che promuove e regola il finanziamento e la realizzazione di “Interventi urgenti e indifferibili, di preminente interesse nazionale, per il risanamento e lo sviluppo della città di Reggio Calabria”. waterf2

Questa “bocciatura” è la riconferma dei limiti che l’amministrazione Falcomatà dimostra di avere, della inesistenza di un “progetto di sviluppo” della città e della incapacità a gestire le risorse economiche disponibili in una visione strategica e lungimirante. Bisogna sottolineare, a tal proposito, che il comune ha già liquidato una acconto della progettazione e dovrà far fronte al saldo spettante allo studio di ZH, per il progetto definitivo consegnato e già approvato.

L’opera di ZH avrebbe dato un concreto riscontro in termini di “Sviluppo e risanamento della Città” e contestualmente avrebbe “Promosso la creazione d’occupazione”, riuscendo anche a garantire l’autogestione della stessa struttura.

A tal proposito è opportuno ripercorrere velocemente dell’excursus burocratico del Regium Waterfront: nel 2006 il Comune di Reggio Calabria pubblicò un concorso internazionale per la progettazione dei lavori di realizzazione del nuovo Waterfront. Nel 2007 venne proclamato vincitore il progetto realizzato della famosa “archistar” irachena Zaha Hadid, con la quale presso l’Ambasciata Italiana a Londra, nel 2009, l’allora sindaco Scopelliti siglò il disciplinare d’incarico.

Con il Waterfront era giunto il momento di Reggio Calabria e bisogna riconoscere che il suo progetto per la futura Città Metropolitana si sarebbe inserito in un circuito mondiale di opere che attraggono ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo.

Un progetto di riqualificazione urbana che prevedeva due edifici: da una parte il Museo del Mare a forma di stella marina con sezione dedicata a Gianni Versace, spazi espositivi, un acquario ed una biblioteca, dall’altra parte un Centro Multifunzionale con negozi, cinema, auditorium e uffici, in sostanza qualcosa che avrebbe cambiato il volto della città.

Il progetto del Regium Waterfront nella sua interezza sarebbe stato sostenuto da due finanziamenti, uno a valere sul Decreto Reggio, per un importo di 52 milioni, il secondo a valere su fondi POR – PISU (Progetti Integrati di Sviluppo Urbano), per un importo di 16 milioni.

Nel 2013, gli stessi Commissari, riconoscendo l’importanza strategica dell’opera, misero a bando uno step di interventi riguardanti l’area della Pinetina Zerbi, finanziato con i fondi PISU e deliberato dalla giunta Arena.

La realizzazione di un’opera di questa portata non avrebbe che potuto risvegliare la nostra Reggio e farci uscire dall’impasse che ci relega alla ribalta delle cronache solo ed esclusivamente per le azioni infami che troppo spesso ci mettono in ginocchio.

Quest’ultima scelta degli amministratori, il disinteresse delle forze economiche e scientifiche che operano sul territorio e l’eventuale approvazione di questa rimodulazione da parte del Ministro Del Rio, conferma che la nostra città non è riconosciuta alla portata delle altre città del Mediterraneo, rimanendo fermi in una dimensione locale che non potrà mai approcciarsi agli scenari nazionali e internazionali.

L’opera di ZH intendeva diventare il simbolo della Città Metropolitana “Mediterranea”, puntando non solo alla riqualificazione di un’area ghettizzata e abbandonata (quartiere Candeloro), bensì alla valorizzazione dell’area portuale e alla creazione di una rete culturale con la Sicilia.

Oggi l’Amministrazione Falcomatà conferma dopo due anni il fallimento di una gestione politico-amministrativa che non è in grado di cogliere le opportunità, e non riesce, come invece vuol far intendere, a far emergere prospettive di sviluppo condivise e partecipate con la cittadinanza che dovrebbe essere parte attiva nelle scelte che riguardano il futuro dei propri figli.

L’amministrazione deve assumersi tutte le responsabilità di questa scelta che paradossalmente sta “bocciando” le sorti e le aspettative dei nostri giovani.

 

Sul seguente link è possibile prendere visione del progetto nella sua interezza: www.azionenazionalerc.it/waterfront



POLITICA. Reggio Calabria, Antonella Postorino (An): “Waterfront” atto finale. La “Gioventù bocciata” ultima modifica: 2016-11-01T16:38:35+00:00 da Redazione Yeslive
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