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logo-polizia-di-statoROSARNO – Alle prime ore dell’alba di oggi, la Squadra Mobile di Reggio Calabria e il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato hanno arrestato il super latitante Pesce Marcello, classe ’64, esponente di spicco della omonima cosca operante nella Piana di Gioia Tauro, detto “Il ballerino”, figlio di Pesce Rocco, trucidato il 7 giugno 1969 in un agguato di stampo mafioso, nonché nipote del defunto boss Pesce Giuseppe cl. 1923.

Il Pesce Marcello era inserito nella lista del Ministero dell’Interno dei latitanti considerati tra i più pericolosi.

Dopo mesi di attività investigativa svolta senza soluzione di continuità dagli uomini della Polizia di Stato della Squadra Mobile e del Servizio centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, il latitante è stato individuato e catturato all’interno di un’abitazione composta da due piani, situata nel centro di Rosarno nei pressi della S.S. 18.

Non appena vistosi catturato, il PESCE ha subito ammesso di essere il latitante affermando “Si sono io Marcello Pesce”, senza opporre alcuna resistenza.

Capo indiscusso dell’omonima cosca operante a Rosarno (RC) con propaggini nel nord Italia, ritenuta tra le più agguerrite dell’intera ‘ndrangheta calabrese, annovera, tra l’altro, precedenti di polizia per associazione mafiosa, omicidio doloso e traffico di sostanze stupefacenti.

Il suo nome compare negli atti giudiziari già a partire dagli anni Novanta, quando alcuni rapporti di polizia evidenziavano la sua sospetta appartenenza alla criminalità organizzata di Rosarno, capeggiata dal defunto boss di Rosarno, Pesce Giuseppe classe 1923.

Più recentemente, nel 2010, il suddetto si sottraeva all’esecuzione del Decreto di fermo d’indiziato di delitto emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione di polizia giudiziaria denominata “All Inside”, poi tramutato in Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere.

Al termine del relativo processo di primo grado, Pesce Marcello è stato condannato alla pena di 15 anni e 6 mesi di reclusione, poiché riconosciuto colpevole dei delitti di associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni, in particolare di autovetture, con l’aggravante delle modalità mafiose. Tale verdetto è stato poi riformato in appello con una nuova condanna alla pena di 16 anni e 2 mesi di reclusione, non definitiva.

Nel 2015, in considerazione dei possibili sostegni di cui avrebbe potuto giovarsi in territorio estero, le ricerche sono state estese anche in ambito comunitario attraverso l’emissione del Mandato di Arresto Europeo da parte della Corte di Appello di Reggio Calabria.

Al fine di delineare la caratura criminale del latitante, appare utile porre in risalto il ruolo emerso nell’ambito della più importante operazione di polizia giudiziaria in cui è stato coinvolto, quella denominata “All Inside”.

Il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, durante la conferenza "TgR: L'italia della legalià" nella sede Rai di viale Mazzini. Roma 13 marzo 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

A conclusione dei processi di primo e secondo grado scaturiti dalla predetta operazione, Pesce Marcello veniva condannato alla pena di 16 anni e 2 mesi di reclusione, poiché ritenuto colpevole di aver preso parte, in qualità di promotore e organizzatore, all’associazione di tipo mafioso denominata ‘ndrangheta – e più in particolare ‘ndrina Pesce di Rosarno – nonché di aver preso parte ad un summit pacificatorio con esponenti dell’avversa cosca Bellocco, finalizzato ad impedire il dilagarsi di una pericolosa faida di ritorsione, scatenatasi a seguito dell’omicidio di Sabatino Domenico, vicino alla cosca Pesce, e proseguita con i tentati omicidi di Ascone Vincenzo e di suo cugino Nasso Aldo, con l’assassinio di Ascone Domenico ed il ferimento di Ascone Michele, vicini al gruppo dei Bellocco. Nell’ambito di tali processi è stato, altresì, riconosciuto colpevole del delitto di intestazione fittizia di numerose autovetture, con l’aggravante della metodologia mafiosa.

All’interno della stanza ove il latitante dormiva sono stati trovati numerosi libri di scrittori e saggisti francesi, tra cui il noto Marcel Proust e Jean Paul Sartre, testimonianza di letture colte a cui il Pesce Marcello era solito dedicarsi. Dopo il primo smarrimento a seguito della cattura, il Pesce chiedeva al personale della Polizia di Stato di poter portare con se le sue letture preferite, alcune delle quali appena acquistate ed ancora confezionate.

Nell’ambito dell’odierna operazione della Squadra Mobile, sono stati altresì tratti in arresto, per il reato di favoreggiamento della latitanza di Pesce Marcello, Figliuzzi Salvatore, nato a Rosarno il 15.2.1955 e il figlio Pasquale, nato a Gioia Tauro l’8.11.1976, entrambi rintracciati nel medesimo stabile ove è stato catturato il Pesce Marcello.



CRONACA. Arresto del pericoloso latitante Marcello Pesce: i dettagli dell’operazione condotta dalla Polizia di Stato ultima modifica: 2016-12-01T12:54:37+00:00 da Redazione Yeslive
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